…un altro 21 settembre…

Non posso fare a meno di ricordarti.

E’ un ricordo dolce e forte, come eri tu.

Un pensiero per te, Mauro…

Possono i sentimenti riaffiorare così forti come se non fosse passato il tempo?
Può la mente aver dimenticato i particolari, e ritenuto solo l’essenza?
Si può essere sereni nel ricordare, e poi d’improvviso avere un cedimento alle lacrime?
Temo che, anche se il tempo lenisce il dolore, una piccola parte di noi continui a ribellarsi e a non farsene una ragione.
Certo, si va avanti, si prosegue, si cambia, si costruisce, si vive insomma…ma senza dimenticare.

A.

Puah.

Nella società in cui viviamo, se una persona è gentile, sensibile o remissiva, è un perdente…un/a cog****e/a, come si dice, “poveriiiino/a”. Uno/a su cui si può tranquillamente contare, certo, anche per passarci sopra stile bulldozer e farne ciò che si vuole.

Al contrario, se una persona possiede un carattere forte, caparbio, aggressivo, è un/una rompicog****i. E ci si permette di sputt*****o/a a destra e a sinistra, etichettandolo/a come tale.

Mi sono rotta di quello che pensa la gente.

…Avessi potuto leggere questo libro quando avevo 16 anni…

«Mamma, come si fa ad amare quando non si ama più?»
La mamma continua a tenere lo sguardo al cielo (…).
«Leo, amare è un verbo, non un sostantivo. Non è una cosa stabilita una volta per tutte, ma si evolve, nasce, cresce, sale, scende, si inabissa, come i fiumi nascosti nella terra, che però non interrompono mai la loro corsa verso il mare. A volte lasciano la terra secca, ma sotto, nelle cavità oscure, scorrono, poi a volte risalgono e sgorgano, fecondando tutto. »
Il cielo sembra la cassa di risonanza di quelle parole dolci, che solo in una serata così non risultano retoriche.
«E allora che devo fare? »
Mamma tace per almeno due minuti, poi le sue parole escono dal silenzio come un fiume che dopo tanta fatica arriva al mare:
«Amare lo stesso. Puoi sempre farlo: amare è un’azione. »
«Anche quando si tratta di amare chi ti ha ferito?»
«Ma questo è normale… Due sono le categorie di persone che ci feriscono, Leo, quelli che ci odiano e quelli che ci amano…»
«Non capisco. Perchè chi ci ama dovrebbe ferirci?»
«Perché quando c’è di mezzo l’amore le persone a volte si comportano in modo stupido. Magari sbagliano strada, ma comunque ci stanno provando… Ti devi preoccupare quando chi ti ama non ti ferisce più, perché vuol dire che ha smesso di provarci o che tu hai smesso di tenerci…»
«E se proprio non riesci ad amare lo stesso?»
«Non ci hai provato abbastanza. Spesso ci inganniamo, Leo. Pensiamo che l’amore sia in crisi, e invece è proprio l’amore che ci chiede di crescere… come la luna: ne vedi solo uno spicchio, ma la luna è sempre lì tutta intera, con i suoi oceani e le sue vette, devi solo aspettare che cresca, che a poco a poco la luce ne illumini tutta la superficie nascosta… e per questo ci vuole tempo.»
«Mamma, perché hai sposato papà?»
«Secondo te? (…) Perché volevo amarlo»
(…) Poi c’è stato solo il silenzio di chi guarda la luna e il Cielo e parla con chi vuole, lì dietro le stelle.

A. D’Avenia,
Bianca come il latte, rossa come il sangue,
pp. 237-238.

 

Frammenti di sogno…

“La giovane fece un sogno strano, denso di persone, di cose, di relazioni. Sognò quasi tutti i suoi affetti più cari ed eventi che in qualche modo li riguardavano. Apparve quindi per ben due volte la persona che da poco l’aveva lasciata: la prima volta come era negli ultimi tempi, in un luogo simbolo della malattia, attorniato dalle persone che rappresentavano le cure mediche e l’accudimento; lei, con la Madre, li osservava da sotto, dall’esterno. Passarono quindi nella sua mente altre immagini, e per la seconda volta la stessa persona ricomparve: stavolta sotto altre vesti, in un’altra fase della sua vita. Vestito con il solito cappotto marrone (il paltò, come lo chiamava lui), il bastone e gli occhiali scuri, troneggiava imponente a fianco alla giovane, e sorrideva mentre lei si lamentava del caos che era intorno a loro.

Capì che le stava dicendo che le era ancora accanto. E si svegliò serena.”

Artemisia

Epitaffio per te.

La sola cosa che mi impedisce di crollare, in questi giorni, è la certezza che tu mi stia vegliando da Lassù, che tu ti stia prendendo cura di me come hai sempre fatto, ogni giorno, in questi ventidue anni.
Avverto quasi fisicamente la tua vicinanza, soprattutto in alcuni momenti della giornata…
…è come se una piuma di dolcezza mi sfiorasse la guancia.
Un dono…sensibile, incredibilmente percepibile.
Mi manchi, sì, ma fino ad un certo punto, perché so che ci sei ancora.
Dicevi che ero la tua vita, ed io sono diventata grande con te.

Continuerò a crescere nella certezza vera delle mie radici, di te.

Ti voglio bene.

_____12.11.10_____

Un vecchio e un bambino
si preser per mano
e andarono insieme
incontro alla sera;
la polvere rossa
si alzava lontano
e il sole brillava
di luce non vera;
l’immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo
poteva guardare
e tutto d’intorno non c’era nessuno
solo il tetro contorno di torri di fumo
i due camminavano,
il giorno cadeva,
il vecchio parlava
e piano piangeva
con l’anima assente,
con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo
di miti passati.
I vecchi subiscon
l’ingiuria degli anni
non sanno distinguere
il vero dai sogni
i vecchi non sanno
nel loro pensiero
distinguer nei sogni
il falso dal vero.
E il vecchio diceva
guardando lontano
immagina questo
coperto di grano
immagina i frutti
e immagina i fiori
e pensa alle voci
e pensa ai colori.
E in questa pianura
fin dove si perde
crescevano gli alberi
e tutto era verde;
cadeva la pioggia
segnavano i soli
il ritmo dell’uomo e delle stagioni.
Il bimbo ristette
lo sguardo era triste
e gli occhi guardavano
cose mai viste;
e poi disse al vecchio,
con voce sognante:
“Mi piaccio le fiabe
raccontane altre”

(Nomadi)

Ciao Nonno.

A.

…San Martino…

La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar…

(G. Carducci, San Martino)

Ok, qui, nella grigia metropoli milanese, non ci sono nè i colli nè il mare. Ma c’è la nebbia, stamani, 11 novembre, San Martino. C’è tanta nebbia. Mi ricorda casa mia, mi ricorda Vincenzo Campi, mi ricorda che un anno fa andavo emozionata a chiedere la tesi al mio relatore.

Non ci farò una risata sopra, poi.
Ricorderò quello che ho passato.

Perchè, quando si va oltre, tutto sembra più facile e meno importante,
proprio perchè lo si ha superato.

Ma quale prezzo è stato pagato per oltrepassare e lasciarsi alle spalle,
voltare pagina e proseguire?

Non ci farò una risata sopra, poi.
Ricorderò quello che ho passato.

A.